Delirium – Lauren Oliver

17 Lug

delirium lauren oliver

Titolo: Delirium

Autore: Lauren Oliver

Editore: Piemme Freeway

Prezzo: 9,90 € (cartaceo), 6,99 € (ebook)

Voto:

Trama: Nel futuro in cui vive Lena, l’amore è una malattia, causa presunta di guerre, follia e ribellione. È per questo che gli scienziati sottopongono tutti coloro che compiono diciotto anni a un’operazione che li priva della possibilità di innamorarsi. Lena non vede l’ora di essere “curata”, smettendo così di temere di ammalarsi e cominciare la vita serena che è stata decisa per lei. Ma mancano novantacinque giorni all’operazione e, mentre viene sottoposta a tutti gli esami necessari, a Lena capita l’impensabile. Si infetta: si innamora di Alex. E questo sentimento è come ritornare a vivere, in una società di automi che non conosce passione, ma nemmeno affetto e comprensione, Lena scoprirà l’importanza di scegliere chi si vuole diventare e con chi si vuole passare il resto della propria vita… (Dalla quarta di copertina)

Recensione: Come già detto nell’anteprima #1 non avevo particolari aspettative nei confronti di questo romanzo, l’idea mi sembrava un po’ vecchiotta, visto che ci sono molti distopici in cui l’amore è vietato; qui è visto come una malattia, sì, ma non la trovavo una differenza tale da spingermi a pensare che allora fosse una trovata originale.

Ma veniamo alla recensione.

Lena è una buona voce narrante, la sua personalità traspare anche attraverso la narrazione, sebbene a volte non sia ben chiaro a chi si rivolga, se a se stessa o a qualcuno di esterno alle vicende. L’errore che ho trovato con più frequenza è quello che ho trovato praticamente in tutti – tutti! – i distopici per young adults che ho letto, ovvero la scelta di inserire informazioni in maniera piuttosto forzata, insomma ciò che viene comunemente chiamato infodump. La scelta di interrompere la narrazione per dare informazioni utili al lettore può essere giustificata (ma comunque fastidiosa) nel caso di un narratore onnisciente. Tuttavia, nel caso di una narrazione in prima persona, è ancora più preferibile evitare, visto che è forzato che un personaggio dal nulla si metta a pensare a questioni per lui ovvie.

Chiudo quindi questa breve parentesi, anche perché in realtà non è assolutamente ciò che più mi ha fatto storcere il naso. Concludo dicendo che lo stile, a parte per queste due caratteristiche, è molto buono. È ricco senza essere esagerato, descrittivo al punto giusto e a parte quei due difetti non ho riscontrato altri problemi.

Torniamo a Lena. Di buono c’è appunto che i personaggi sono abbastanza realistici e caratterizzati, ma… La falla più grossa nella trama, ciò che da solo mi ha fatto togliere più di mezza stellina, è stata decisamente la reazione della protagonista all’innamoramento.

Lena è cresciuta in una società in cui si crede che l’amore – o Delirium che dir si voglia – porti alla morte. Non solo, sua madre è stata uccisa dal delirium, per quello che ne sa lei. Eppure si innamora di Alex e accetta la cosa troppo, troppo, troppo in fretta. Se ci fosse stato più conflitto, se Lena avesse avuto difficoltà ad accettare la cosa, se si fosse disperata temendo di morire (e non ditemi che l’ha fatto, perché quel poco non era affatto credibile e sufficiente, secondo me), la storia ne avrebbe soltanto giovato. Sarebbe diventata una storia d’amore tormentata sotto più aspetti, visto che oltre a nascondersi dalla società Lena avrebbe dovuto accettare la cosa. E qui non si parla di ciò che avrei voluto io, o almeno non solo: si parla di ciò che sarebbe stato più credibile. E secondo me non è credibile che una ragazzina a cui per tutta la vita è stata inculcata l’idea che di Delirium si muoia accetti la cosa con tanta facilità.
Insomma, l’amore come malattia non solo non è originalissimo (in The Giver di Lois Lowry c’è una situazione estremamente simile), ma non è neanche sfruttato nel migliore dei modi. Mi stupisco perché curiosando qua e là (Amazon, Goodreads e recensioni varie) sembra che sia l’unica a pensare che tutto accada troppo in fretta, con pochi dubbi da parte di Lena. Me ne stupisco, francamente, perché per me è stato un difetto enorme e impossibile da ignorare.

Venendo alla nota più positiva – anzi, al tocco di genio – del romanzo, ho trovato fenomenale l’idea di inserire all’inizio di ogni capitolo citazioni di testi immaginari o meno che si trovano nel mondo di Lena. Geniale, davvero. In questo modo conosciamo meglio la realtà del romanzo.

In conclusione, Delirium era tutto sommato un po’ meglio di come lo immaginavo, ma non mi ha entusiasmata e l’ho trovato tutt’altro che perfetto. Di buono ci sono lo stile dell’autrice e un buon world-building, di negativo un’idea non sfruttata al meglio, sopra ogni cosa.

Presto leggerò Chaos (ma non potevano chiamarlo Pandemonium come la versione originale?) perché il finale lascia davvero con il fiato sospeso e comunque voglio sapere come procederà la storia, sperando che migliori.

Lake

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