Tag Archives: Delirium

Requiem di Lauren Oliver

21 Mag

Titolo: Requiem

Autore: Lauren Oliver

Editore: Piemme Freeway

Prezzo: 17,00 € (cartaceo), 6,90 € (ebook)

Voto:

Trama: Lena è ormai parte integrante della resistenza contro chi vuol eliminare l’amore dalla faccia della Terra, ma non è più la stessa ragazza di un tempo. Dopo aver salvato Julian dalla morte, Lena ha trovato rifugio nelle Terre Selvagge, dove ha anche reincontrato Alex, il primo amore che pensava morto… Ormai, però, nemmeno le Terre Selvagge sono un luogo sicuro: il governo non può più negare l’esistenza degli Invalidi e i Regolatori sono in viaggio per abbattere i ribelli. È scoppiata una vera e propria rivoluzione. Nel frattempo, Hana vive una vita tranquilla e senza amore a Portland, fidanzata al sindaco della città. Inaspettatamente le strade delle due amiche si incroceranno ancora una volta, prima che la lotta abbia fine.

Recensione: Avevo letto Delirium e l’avevo trovato mediocre. Avevo letto Chaos e l’avevo trovato splendido. Nel cominciare a leggere Requiem, potevo solo sperare che la Oliver riuscisse a mantenere il livello del secondo capitolo della saga.

In Requiem vediamo l’alternarsi dei punti di vista di Lena e Hana, la sua migliore amica, che da personaggio marginale acquisisce una grande importanza. Credo che l’autrice sia stata molto brava a caratterizzare entrambe, dotandole di molto carattere. Lo stile è migliorato molto: la narrazione è meno lenta e più viva, realistica; vengono descritte spesso sensazioni, odori e così via, rendendo più facile entrare nella testa delle protagoniste.

Non è stato facile decidere che voto dare a questo romanzo: da una parte l’ho apprezzato moltissimo e l’ho letto in una giornata, dall’altra, a posteriori, mi è stato impossibile ignorare le forzature e i difetti.

Uno dei difetti più grossi è Coral: senza dire troppo, ha una certa importanza, ma il suo carattere è quasi inesistente. È un personaggio buttato lì, e se fosse stata una qualsiasi tra i tanti ci sarei anche passata sopra (il gruppo di Lena è molto numeroso ed è normale che alcuni membri siano più caratterizzati di altri), ma non è così.

Inoltre, la trama mi è parsa a tratti troppo forzata: l’autrice voleva che andasse in una determinata direzione e la sua mano è troppo visibile, ci sono avvenimenti troppo poco credibili.

Complessivamente, però, il romanzo mi è piaciuto molto. Lo stile della Oliver è davvero piacevole da leggere e la storia non annoia mai. Non lo considero al livello di Chaos, ma tutto sommato la trovo una conclusione più che decente per questa trilogia.

Di solito concludo la recensione dicendo perché lo consiglio o lo sconsiglio, ma trattandosi dell’ultimo capitolo di una trilogia non avrebbe senso riferirmi al singolo libro: di conseguenza, consiglio la saga a chi ama il genere distopico/romance e ha voglia di leggere qualcosa di leggero e ben scritto, purché si sia disposti a chiudere un occhio di fronte a qualche forzatura qua e là.

Lake

 

Chaos – Lauren Oliver

17 Ott

chaos lauren oliverTitolo: Chaos

Autore: Lauren Oliver

Editore: Piemme Freeway

Prezzo: 17,00 € (cartaceo), 6,99 € (ebook)

Voto: 

Trama: Nel mondo di Lena l’amore è bollato come delirium, una terribile malattia che va estirpata da ogni ragazzo. Lena non vede l’ora di ricevere la cura, perché ha paura di innamorarsi, ma proprio il giorno dell’esame conosce Alex, un ragazzo bellissimo e ribelle. L’amore tra Lena e Alex cresce ogni giorno di più, fino a che i due innamorati non decidono di scappare nelle Terre Selvagge. Ma purtroppo i piani non vanno come previsto… Lena si ritrova sola, senza Alex, che è rimasto dall’altra parte della rete, e senza la vita che conosceva. Vuole dimenticare quello che è successo, perché ricordare fa troppo male. Adesso è il tempo di farsi nuovi amici ed è il tempo di unirsi alla ribellione: contro chi vuole estirpare la possibilità di amare dal cuore di tutti gli uomini e contro chi le ha portato via Alex… (Da Amazon)

Recensione: Qualche tempo fa avevo letto e recensito Delirium di Lauren Oliver: l’avevo trovato un libro abbastanza mediocre, leggibile ma non eccezionale, con dei buoni punti di forza ma con troppi difetti, uno su tutti la trama lenta e mal gestita (a mio parere). Gli avevo dato tre stelline, la sufficienza insomma. Visto che sono una drogata di distopie, ho letto anche Chaos, sperando in un miglioramento senza aspettarmi miracoli.

Invece, sembra proprio che ci sia stato il miracolo.
La storia comincia dove è finito Delirium. Lena vaga per le Terre Selvagge (che tra l’altro hanno lo stesso nome di Never Sky. Colpa dei traduttori o della poca fantasia di Veronica Rossi?). Da lì incontrerà un sacco di personaggi, tutti interessanti e con una storia alle spalle. La stessa Lena, a parer mio, è diventata un personaggio più complesso. In Delirium la voce narrante aveva molto carattere, cosa assolutamente non scontata, in Chaos va anche meglio. Credo anche che la Oliver abbia affinato molto il proprio stile, rendendolo più caratteristico e riconoscibile, nonché poetico e realistico allo stesso tempo. Le sensazioni provate da Lena sono molto vivide anche e soprattutto perché l’autrice usa tutti e cinque i sensi di Lena per le descrizioni. Gli infodump trovati nel primo non sono scomparsi, ma sono diminuiti tantissimo, quindi il miglioramento c’è stato anche dal lato puramente tecnico. Credo che comunque non sia un difetto tale da togliere il voto massimo.

Ma veniamo alla storia: quella di Delirium a parer mio era lenta e prevedibile; Chaos, invece, è imprevedibile e mai noioso o lento. Vengono alternati passato e presente in modo molto efficace e vi assicuro che mi è stato difficile interrompere la lettura.

L’imprevedibilità nella storia d’amore che non avevo riscontrato in Delirium è invece uno dei punti di forza di Chaos. Non voglio dirvi chi si innamora di chi; potreste averlo letto in altre recensioni, ma potrebbe anche esserci chi come me era completamente all’oscuro di ciò che sarebbe successo e non riuscivo a crederci fino all’ultimo.

Il finale, poi, è davvero col botto. Mi chiedo che cosa si sia inventata l’autrice per il terzo capitolo della saga, perché ha creato delle situazioni che non sarà facile risolvere.

Unica nota negativa per la traduzione: oltre a frasi a parer mio tradotte in maniera un po’ grossolana, mi ha veramente infastidita il fatto che i personaggi bestemmiassero spesso. Molte persone ignorano la differenza tra bestemmia e imprecazione e credo proprio che sia anche il caso della traduttrice.

Detto questo, se ero un po’ restia nel consigliare Delirium, consiglio caldamente di leggere la saga dopo aver terminato Chaos. Si tratta di un ottimo romanzo sotto ogni punto di vista e ci sono tutti i presupposti per un terzo capitolo all’altezza del secondo.

Lake

Distopia portami via – Breve analisi delle distopie young adults

11 Set

Sono una di quelle – tante? Poche? – persone che hanno esultato quando è scoppiata la moda della distopia. Conoscevo e amavo già il genere e dal mio punto di vista “moda” significa “più titoli di quel genere disponibili”, il che è un’ottima cosa.

Negli ultimi anni, infatti, i romanzi distopici sono spuntati come funghi.
Passo quindi ad analizzare quelle che considero le cinque serie più famose.
Premetto una cosa: quando critico o elogio un libro, lo faccio sempre nel massimo rispetto dei gusti altrui. Posso elencare una serie di motivi per cui non ho gradito un determinato libro, ma ciò non vuol dire che chi invece l’ha apprezzato sia un cretino. Semplicemente, le stesse cose vengono percepite in maniera diversa e ci sono anche i gusti personali. Quindi, per quanto possa parlare in maniera accesa di un testo, il mio parere non vale certo più del vostro. Ci tengo a questa premessa, perché la mia analisi non ha la pretesa di essere oggettiva.

Hunger Games di Suzanne Collins (libri letti: 3/3)

Trama: Quando Katniss urla “Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!” sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell’estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell’Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l’audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c’è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c’è spazio per l’amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.

Cosa ne penso: Come tutti saprete, questa è la serie che ha fatto scoppiare la moda. I più snob l’hanno definito senza neppure leggerlo come una copia di Battle Royale, probabilmente senza sapere che i giochi mortali non sono certo stati inventati da Takami. Le due opere sono molto diverse e destinate a pubblici diversi. Hunger Games mi ha entusiasmata come pochi altri romanzi in vita mia, ho trovato interessante questo libro sotto tutti i punti di vista: una trama magari non originalissima ma sviluppata in modo nuovo e complesso, personaggi validi, stile adeguato. Li ho divorati tutti e tre in pochi giorni.

Voto complessivo alla saga:

Divergent di Veronica Roth (libri letti: 2/3)

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Trama: Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l’addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza…

Cosa ne penso: Ho recensito Divergent qui. Tra le varie distopie che andrò a esaminare, Divergent è nettamente il più simile a Hunger Games. Non nel senso di scopiazzato, badate bene, perché l’ho trovato piuttosto originale. È simile come tipo di libro: i risvolti amorosi dipendono dal resto della trama e non viceversa, ha un ritmo incalzante e la protagonista si ritrova spesso in pericolo di vita. Come in Hunger Games, la narrazione è in prima persona al presente e la protagonista ha sedici anni.
Credo che si possano dividere le distopie young adults in due macrocategorie: quelle in cui prevale la parte romance e quelle in cui la parte romance è subordinata al resto della trama. Divergent rientra nettamente nella seconda categoria, ma credo che la storia d’amore tra Tris e Quattro sia una delle più riuscite e profonde, per quanto secondaria rispetto al resto.

Voto parziale:

Starters di Lissa Price (libri letti: 2/2)

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Trama: Los Angeles, tra qualche anno. Callie ha visto morire i suoi genitori quando una terribile pandemia globale ha decimato la popolazione tra i venti e i sessant’anni. Si ritrova così a lottare per la sopravvivenza in un mondo devastato dalla guerra e dalla fame, in cui gli adolescenti combattono per un futuro che non esiste più e gli anziani sognano un passato che non tornerà mai. Con lei, in questa battaglia disperata, solo il fratellino malato Tyler e l’amico di sempre Michael. Determinata a non arrendersi, Callie si rivolge alla Prime Destinations, un’ambigua società di Beverly Hills, che promette facili guadagni ai ragazzi rimasti soli, come lei. Callie sa che dietro la facciata di assoluta rispettabilità della Prime Destinations si nasconde un terribile segreto: la società affitta il corpo degli adolescenti ad anziani desiderosi di rivivere emozioni ormai dimenticate. Ma Callie ha bisogno di soldi e accetta. Firma un accordo con la Prime Destinations e si lascia impiantare un neurochip nella testa. Qualcosa però va storto. Callie si risveglia prima del previsto, nel bel mezzo di una vita che non le appartiene. Quella della donna che ha affittato il suo corpo. All’improvviso, è ricca, immensamente ricca. E felice. Possiede una casa in riva al mare, guida un’auto costosissima ed è fidanzata con l’affascinante nipote del senatore. A Callie sembra di vivere in un sogno. Almeno fino al momento in cui scopre di essere intrappolata in un gioco più pericoloso di quanto avrebbe mai immaginato…

Cosa ne penso: La trama di Starters non c’entra molto con Hunger Games. Anzi, hanno molto poco in comune. Eppure, è il libro che ho trovato più simile al “fratello”. Callie è troppo simile a Katniss: ci sono un fratellino a cui badare, personaggio abbastanza anonimo paragonabile alla Prim del primo libro della saga della Collins, un migliore amico storico con cui forse potrebbe esserci qualcosa, proprio come Gale, e soprattutto una ragazzina di cui non ricordo il nome che è la copia spudorata di Rue. Starters è la dimostrazione di come un libro possa essere simile pur avendo una trama completamente diversa. Anche in questo caso, la narrazione è al presente, in prima persona, e la protagonista ha sedici anni. Nonostante questi problemi che me l’hanno fatto sembrare troppo simile a Hunger Games, credo che il secondo libro migliori un po’.
Prima ho parlato di due macrocategorie, credo che Starters sia un ibrido: non è un libro adrenalinico come HG, ma non è neppure una storia in cui prevale la parte romance.

Voto complessivo alla saga:

Delirium di Lauren Oliver (libri letti: 1/3)

delirium lauren oliverDelirium, più di tutti gli altri, appartiene alla categoria dei distopici-prevalentemente-romance. Premetto una cosa: mi ha delusa. Non mi è piaciuto molto. Gli ho dato appena la sufficienza. L’idea dell’amore come malattia è stata sfruttata davvero male, secondo me: Lena accetta troppo in fretta di essere “malata” e c’è poco conflitto. La società è appena accennata e per essere un regime totalitario i cittadini sono troppo poco controllati, nel tempo libero fanno quello che vogliono senza particolari restrizioni (basta vedere il primo “appuntamento” di Lena e Alex: ok, lui è curato, ma lei no! Davvero la legge permette a una non curata di stare con ragazzi curati? Se proprio si vuole evitare il contagio non è più semplice vietare anche quello? No eh?). Insomma, la parte romance sovrasta tutto il resto. Sono molto critica nei confronti di questo libro, mi ha proprio delusa.
Quanto alla narrazione, indovinate un po’? Prima persona, presente. La protagonista ha diciassette anni.

Voto parziale:

 

Matched di Ally Condie (libri letti: 1/3)

matched ally condieAnche Matched è stato recensito, potete trovare la mia recensione qui. In questo libro, tutto gira intorno alla parte romance, ma è la dimostrazione di come ci si possa concentrare sulla parte amorosa senza trascurare il resto: tutto è studiato fin nei minimi dettagli, c’è quindi un ottimo world building, e la storia d’amore è tormentata come piace a me. Credo che la Condie abbia ottime basi storiche e letterarie, ho trovato diverse citazioni ad alcuni classici della letteratura (me le sarò sognate?) e la società è troppo simile ad alcuni regimi totalitari perché sia un caso.
Quanto al tipo di narrazione… Boh, mi sono stufata, è sempre quella. Prima persona. Presente. Diciassette anni.

Voto parziale:

 

L’escluso: The Selection di Kiera Cass (libri letti: 1/3)
Questo libro mi è piaciuto. Non vedo l’ora che esca il secondo, è stata una lettura leggera molto piacevole. Non ne ho parlato, però, perché non lo considero una distopia. Semplice.

E GLI ALTRI?

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I primi titoli che mi vengono in mente: Schegge di me, Unwind, Il giardino degli eterni. Non li ho letti, e non li leggerò. Questo perché troppo spesso le case editrici cominciano delle saghe per poi mollarle lì al loro destino se non hanno successo. La trovo una pratica estremamente scorretta nei confronti dei lettori che quei libri li hanno apprezzati. Suggerirei alle case editrici di risparmiare pubblicando solo i seguiti in ebook, in questo modo non rischierebbero di ritrovarsi i magazzini pieni di roba invenduta e i lettori sarebbero contenti. Da una parte trovo normale e comprensibile puntare sui testi di successo, dall’altra trovo una carognata nei confronti dei lettori il lasciare in sospeso una saga. In conclusione, se volete avvicinarvi al genere, evitate i libri pubblicati tre anni fa di cui non hanno tradotto il seguito, magari.

Lake

Matched – Ally Condie

9 Set

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Titolo: Matched

Autore: Ally Condie

Editore: Lain Fazi

Prezzo: 9,90 € (cartaceo), 7,99 € (ebook)

Voto: 

Trama: Cassia non ha mai avuto dubbi: la Società sceglierà sempre il meglio per lei. Cosa leggere, cosa amare, in cosa credere. E quando il volto di Xander appare sullo schermo dell’Abbinamento, il sistema che unisce individui geneticamente compatibili per creare coppie perfette. Cassia ne è certa: è lui il suo Promesso, il ragazzo giusto per lei. La sua gioia, tuttavia, non durerà a lungo perché, a causa di un difetto tecnico, il Sistema le mostrerà iI volto di un’altra persona, proprio prima che lo schermo si oscuri: qualcuno che lei conosce bene, Ky Markham. La Società le comunica che si è trattato di un errore, cosa rara in un mondo in cui le sviste non sono ammesse: ma Cassia non può impedirsi di pensare a Ky, d’incontrare il volto del ragazzo in ogni suo sogno, in ogni suo pensiero. E una domanda, la più pericolosa, inizia a farsi strada: e se non fosse lei a essersi sbagliata? Se fosse la Società ad aver commesso un errore? Sarà la coraggiosa poesia di Dylan Thomas, una delle opere proibite dalla Società e ultimo regalo lasciatole da suo nonno, a spronarla e darle la forza per affrontare un potere assoluto e dittatoriale. Quelle poche e semplici parole: “Non andartene docile in quella buona notte. Infuria, infuria contro il morire della luce”, le faranno scoprire cosa voglia dire amare e lottare per la propria libertà e distruggeranno un sistema che sino ad allora si credeva invincibile. (Dalla quarta di copertina)

Recensione:  Era da tanto tempo che volevo leggere Matched, ma non mi ero mai decisa, anche perché diverse persone me ne avevano parlato come una sorta di copia di Delirium, in effetti la trama sembrava basarsi sulla stessa idea: l’amore vietato, che fosse in quanto malattia come nel caso di Delirium o a causa di abbinamenti forzati come in Matched. Invece mi sbagliavo, mi sbagliavo alla grande.

Tanto per cominciare, in Matched l’amore non è vietato, anzi. Si può dire che sia addirittura incoraggiato, qualora ci si innamori della persona Abbinata, ovvero quella scelta dalla società come partner ideale. In secondo luogo, l’ambientazione di Matched – al contrario di quella di Delirium – è studiata fin nei minimi dettagli. La società della Condie è distopica ma mascherata da utopia. Può sembrare che tutto funzioni alla perfezione, tutti paiono felici e la maggior parte delle malattie è stata debellata. Tuttavia… Be’, il tuttavia è abbastanza scontato, altrimenti non sarebbe una distopia!

In ogni caso, un grandissimo punto a favore è quindi il world building, studiato benissimo e assolutamente verosimile e credibile. Come in molti regimi totalitari, la vita degli individui è programmata e pianificata dallo stato per ogni momento della giornata: i cittadini, anche nel tempo libero, svolgono solo ed esclusivamente attività approvate. Nelle trecentocinquanta pagine di Matched, il mondo creato dall’autrice viene mostrato adeguatamente, lasciandomi con ben pochi dubbi e domande.

Una questione su cui non mi sbilancio molto invece sono i personaggi: ho adorato Ky e lo svilupparsi della relazione tra lui e Cassia, l’ho trovato un protagonista maschile davvero profondo, unico e particolare rispetto al resto del mondo di Matched. Tuttavia, a parte lui, non è emersa molto la personalità degli altri, Cassia compresa. O meglio, non è accaduto a tal punto da farmi pensare “che bei personaggi, proprio brava l’autrice”. Ciò può essere parzialmente giustificabile dalla società in cui vivono: tutto è pianificato, non ci sono quasi imprevisti e gli individui possono mettere in atto poche scelte, quindi è più difficile che i personaggi agiscano in modo peculiare.

Veniamo alla trama. In Crossed prevale la storia d’amore, è il motore che muove la trama. I personaggi non rischiano la vita ogni due pagine come in altre distopie, ma l’autrice è stata bra-vis-si-ma a creare comunque una certa tensione. Inoltre, l’amore tra Cassia e Ky è tormentato e difficile, si sviluppa in maniera lenta come deve essere, niente colpi di fulmine forzati. Sono trecentocinquanta pagine e servivano tutte per lasciar evolvere il loro rapporto.

Passiamo quindi all’ultimo problema: non mi piace fare spoiler nelle recensioni, quindi cercherò di dirlo in modo che chi ha letto capisca e chi non ha letto non si rovini la sorpresa. Una determinata cosa non ha effetto su due personaggi. L’ho trovato moooolto forzato. Cavolo, proprio loro due? E non mi convince neppure la teoria suggerita da Cassia, che pensa che molti si limitino a fingere quel tale effetto. No. Non è plausibile che non abbiano testato quella cosa, quindi si sarebbero accorti di un’eventuale immunità così comune. Da una parte penso che potrebbe esserci una spiegazione nei due libri successivi, visto che la Condie ha creato un mondo fin nei minimi dettagli, ma dall’altra ne dubito. Boh, staremo a vedere.

Sono stata estremamente incerta sul voto da dare. Matched ha qualche difettuccio, certo, ma ha anche dei grandissimi pregi. Riflettendo e rimuginando, ho capito che ne aveva uno immenso di cui non mi ero resa consapevolmente conto durante la lettura: credo che la Condie abbia una grandissima conoscenza storica e letteraria. Per scrivere questo libro l’autrice deve essersi documentata parecchio, visto che la sua società ha delle caratteristiche che ricordano i regimi totalitari sia della storia che della letteratura (mi riferisco ai classici del genere distopico). In Matched c’è quindi una profondità, un’accuratezza, che non ho trovato in nessun’altra distopia (neanche in Hunger Games, che adoro).

Questo libro, come Divergent e diversamente da Delirium, mi ha lasciato la voglia di leggere subito il seguito (libro di cui non ricordo mai il nome. Ok, il primo è Matched e il terzo è Reached. Ma il secondo? Mi viene sempre Touched, poi Breaked. Crossed. Ricordatelo, Lake, si chiama Crossed). Mi costringo a fare una pausa perché non voglio neppure finire la saga troppo in fretta. Tuttavia, il fatto che ne senta la mancanza dopo poche ore dall’ultima pagina significa che l’ho trovato un libro più che buono, non posso che consigliarvelo.

Lake

Delirium – Lauren Oliver

17 Lug

delirium lauren oliver

Titolo: Delirium

Autore: Lauren Oliver

Editore: Piemme Freeway

Prezzo: 9,90 € (cartaceo), 6,99 € (ebook)

Voto:

Trama: Nel futuro in cui vive Lena, l’amore è una malattia, causa presunta di guerre, follia e ribellione. È per questo che gli scienziati sottopongono tutti coloro che compiono diciotto anni a un’operazione che li priva della possibilità di innamorarsi. Lena non vede l’ora di essere “curata”, smettendo così di temere di ammalarsi e cominciare la vita serena che è stata decisa per lei. Ma mancano novantacinque giorni all’operazione e, mentre viene sottoposta a tutti gli esami necessari, a Lena capita l’impensabile. Si infetta: si innamora di Alex. E questo sentimento è come ritornare a vivere, in una società di automi che non conosce passione, ma nemmeno affetto e comprensione, Lena scoprirà l’importanza di scegliere chi si vuole diventare e con chi si vuole passare il resto della propria vita… (Dalla quarta di copertina)

Recensione: Come già detto nell’anteprima #1 non avevo particolari aspettative nei confronti di questo romanzo, l’idea mi sembrava un po’ vecchiotta, visto che ci sono molti distopici in cui l’amore è vietato; qui è visto come una malattia, sì, ma non la trovavo una differenza tale da spingermi a pensare che allora fosse una trovata originale.

Ma veniamo alla recensione.

Lena è una buona voce narrante, la sua personalità traspare anche attraverso la narrazione, sebbene a volte non sia ben chiaro a chi si rivolga, se a se stessa o a qualcuno di esterno alle vicende. L’errore che ho trovato con più frequenza è quello che ho trovato praticamente in tutti – tutti! – i distopici per young adults che ho letto, ovvero la scelta di inserire informazioni in maniera piuttosto forzata, insomma ciò che viene comunemente chiamato infodump. La scelta di interrompere la narrazione per dare informazioni utili al lettore può essere giustificata (ma comunque fastidiosa) nel caso di un narratore onnisciente. Tuttavia, nel caso di una narrazione in prima persona, è ancora più preferibile evitare, visto che è forzato che un personaggio dal nulla si metta a pensare a questioni per lui ovvie.

Chiudo quindi questa breve parentesi, anche perché in realtà non è assolutamente ciò che più mi ha fatto storcere il naso. Concludo dicendo che lo stile, a parte per queste due caratteristiche, è molto buono. È ricco senza essere esagerato, descrittivo al punto giusto e a parte quei due difetti non ho riscontrato altri problemi.

Torniamo a Lena. Di buono c’è appunto che i personaggi sono abbastanza realistici e caratterizzati, ma… La falla più grossa nella trama, ciò che da solo mi ha fatto togliere più di mezza stellina, è stata decisamente la reazione della protagonista all’innamoramento.

Lena è cresciuta in una società in cui si crede che l’amore – o Delirium che dir si voglia – porti alla morte. Non solo, sua madre è stata uccisa dal delirium, per quello che ne sa lei. Eppure si innamora di Alex e accetta la cosa troppo, troppo, troppo in fretta. Se ci fosse stato più conflitto, se Lena avesse avuto difficoltà ad accettare la cosa, se si fosse disperata temendo di morire (e non ditemi che l’ha fatto, perché quel poco non era affatto credibile e sufficiente, secondo me), la storia ne avrebbe soltanto giovato. Sarebbe diventata una storia d’amore tormentata sotto più aspetti, visto che oltre a nascondersi dalla società Lena avrebbe dovuto accettare la cosa. E qui non si parla di ciò che avrei voluto io, o almeno non solo: si parla di ciò che sarebbe stato più credibile. E secondo me non è credibile che una ragazzina a cui per tutta la vita è stata inculcata l’idea che di Delirium si muoia accetti la cosa con tanta facilità.
Insomma, l’amore come malattia non solo non è originalissimo (in The Giver di Lois Lowry c’è una situazione estremamente simile), ma non è neanche sfruttato nel migliore dei modi. Mi stupisco perché curiosando qua e là (Amazon, Goodreads e recensioni varie) sembra che sia l’unica a pensare che tutto accada troppo in fretta, con pochi dubbi da parte di Lena. Me ne stupisco, francamente, perché per me è stato un difetto enorme e impossibile da ignorare.

Venendo alla nota più positiva – anzi, al tocco di genio – del romanzo, ho trovato fenomenale l’idea di inserire all’inizio di ogni capitolo citazioni di testi immaginari o meno che si trovano nel mondo di Lena. Geniale, davvero. In questo modo conosciamo meglio la realtà del romanzo.

In conclusione, Delirium era tutto sommato un po’ meglio di come lo immaginavo, ma non mi ha entusiasmata e l’ho trovato tutt’altro che perfetto. Di buono ci sono lo stile dell’autrice e un buon world-building, di negativo un’idea non sfruttata al meglio, sopra ogni cosa.

Presto leggerò Chaos (ma non potevano chiamarlo Pandemonium come la versione originale?) perché il finale lascia davvero con il fiato sospeso e comunque voglio sapere come procederà la storia, sperando che migliori.

Lake

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