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I vampiri di “Io sono leggenda” vs. quelli de “Il battello del delirio”

18 Set

In questo articolo cercherò di mettere a confronto le spiegazioni scientifiche sulla natura dei vampiri che Matheson e Martin ci raccontano nei rispettivi romanzi.

Partiamo da Matheson e dal suo Io sono leggenda, libro che come potrete leggere nella mia recensione, ho consigliato vivamente e a cui ho dato ben quattro stelline e mezza. Le stelline Matheson se le è meritate per la trama originialissima e per l’avvicendarsi degli episodi d’azione ai momenti in cui Neville si ferma a riflettere, a studiare, a cercare di dare un senso alla propria esistenza, visto che di vita non si può parlare. Ma veniamo alla spiegazione delle origini dei vampiri nel suo romanzo. Da dove vengono? Come hanno iniziato a esistere? Matheson riconduce tutto a un’epidemia. Al giorno d’oggi forse non sembrerà un’idea originale, ma nel 1954 era qualcosa di nuovo in questo genere di letteratura.

Matheson ci fa investigare le origini dell’epidemia attraverso gli studi di Neville. Sfogliamo le pagine, leggiamo i pezzi più interessanti, studiamo con lui. E pian piano scopriamo da cosa deriva quest’epidemia. La colpa è di un batterio che si propaga attraverso delle spore trascinate in tutto il mondo dalle tempeste di sabbia che di tanto in tanto lo invadono. Il batterio vive in simbiosi con l’essere umano e ha bisogno di sangue per continuare a vivere. Prima o poi il corpo del suo ospite muore e il batterio continua a vivere ed eccoci spiegata l’esistenza dei vampiri non-morti, o meglio vampiri morti, come vengono definiti nel romanzo. Matheson arriva a spiegarci anche perché l’uso del paletto uccide i vampiri. Attraveso la perforazione del cuore, i batteri vengono a contatto con l’aria e da simbionti anaerobici si trasformano in parassiti aerobici, consumano rapidamente il corpo dell’ospite e fanno sì che di esso non resti che polvere.

Ma non tutti i vampiri sono morti. Ci sono i vampiri vivi. Vampiri che ancora non sono stati consumati dal batterio. E Matheson ci spiega come questi siano riusciti a loro volta a fare ricerche fino a trovare la combinazione giusta di sostanze che, ingerite in forma di pillole, riescono a tenere a bada l’evolversi della malattia.

Matheson non dimentica niente, ci spiega come l’aglio, la croce e gli specchi abbiano successo contro i vampiri, riconducendo tutto a una sorta di isteria dovuta alle leggende che gli umani si erano tramandati sul mito del vampiro.

Neville è uno dei pochi, e alla fine l’unico rimasto sulla terra, a essere immune a questa epidemia, per un motivo a lui stesso sconosciuto. E alla fine sarà lui la leggenda che i nuovi abitanti della terra temono per via della crudeltà con cui lui stesso ha ucciso i vampiri.

Ma passiamo al romanzo di George R. R. Martin, Il battello del delirio, pubblicato nel 1982. Potete leggere la mia recensione qui. Anche Martin cerca di dare una spiegazione scientifica all’esistenza dei vampiri. Non si tratta di un’epidemia, ma di un fatto del tutto naturale ed evoluzionistico. I vampiri altro non sono che una specie sempre esistita, che si è evoluta accanto alla nostra, ma che si è mantenuta al buio, soprattutto dopo essere stata sopraffatta in numero dagli umani che, capaci di riprodursi molto più facilmente dei vampiri, hanno preso il sopravvento sul pianeta. I vampiri di Martin non amano essere chiamati così, non hanno un nome se non Popolo della Notte, mentre gli umani sono definiti da loro come “bestiame”.  Joshua York, vampiro di nascita, non vuole continuare a bere sangue dagli umani, vuole poter convivere con loro. Per questo inizia a studiare le differenze fra il sangue e i corpi degli umani e dei vampiri. Si chiede perché quelli come lui debbano per forza bere sangue umano per restare in vita e da cosa derivi la loro Sete. Di questi studi il lettore vede poco, alcuni accenni a sostanze che mancano nel sangue dei vampiri e che possono essere assorbite ingerendo quello umano. Quali queste siano non si capisce bene, alcune vengono accennate, altre nemmeno nominate. York continua a sperimentare nuove combinazioni fino a trovare quella giusta. È così che lui riesce a tenere a bada la Sete.  Ed è così che inizia il suo viaggio per “convertire” tutti gli altri della sua specie. Ma non tutti vogliono essere convertiti, come per esempio Damon Julian.

La spiegazione scientifica non è molto ben descritta né spiegata. Ci si accontenta di quello che l’autore ci dice, ma devo ammettere che non mi ha soddisfatta pienamente. In più Martin fa una cosa che confonde il lettore. Mescola la scienza con la magia. Parla di vampiro dominante, in grado di soggiogare gli altri vampiri e perfino gli umani. Ci ritroviamo a pensare a un rapporto di un maschio alfa e i suoi sottomessi. Ma ci sono troppi poteri nei vampiri che ricordano il mito delle leggende, e il modo in cui gli altri si sottomettono ricorda quest’ultimo e non quello naturale di sottomissione all’alfa del branco. Allo stesso tempo, Martin ci regala un monologo lunghissimo di York che racconta tutta la sua storia, tutte le sue letture sul mito dei vampiri e che alla fine altro non fa che dimostrare, in modo anche piuttosto sfacciato, che Martin ha studiato prima di scrivere il suo romanzo. Non dico che sia una cosa sbagliata, ma quando il lettore si accorge di questa ostentazione, vuol dire che forse l’autore ha un po’ esagerato. Tutto ciò che sappiamo sui vampiri di Martin ci viene raccontato durante questo monologo. Il lettore si siede e legge la storia di York, senza sentirsi mai coinvolto in qualche modo.

Le quattro stelline e mezza che ho dato al romanzo di Martin sono state assegnate soprattutto per la sua bravura nelle descrizioni, per la trama che comunque prende molto e perché Il battello del delirio è davvero scritto bene. Non per la sua originalità, né per le sue ricerche sui vampiri.

In conclusione entrambi i romanzi hanno ricevuto lo stesso voto. Io sono leggenda per la sua originalità, per le sue spiegazioni scientifiche accurate e per le novità apportate al mondo dei vampiri. Il battello del delirio per la bravura dell’autore nel raccontare una storia avvincente, intrigante, per le descrizioni dei paesaggi e dei battelli che non annoiano mai, ma non per l’accuratezza delle spiegazioni scientifiche.

Due autori a confronto, due spiegazioni scientifiche a confronto, due romanzi che meritano di essere letti.

Red

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Il battello del delirio – George R. R. Martin

6 Set

Titolo: Il battello del delirio

Autore: George R. R. Martin

Editore: Gargoyle

Prezzo: 9,90 € (Gargoyle Pocket)

Voto: 

Trama: Fiume Mississippi, 1857: una serie di incidenti e la morsa del rigidissimo inverno hanno distrutto la flotta commerciale del burbero Capitano Abner Marsh. Senza assicurazione il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato, ma Joshua York, un facoltoso forestiero, è disposto a rilevare la metà delle quote della compagnia e a fornire il capitale per costruire il battello più lussuoso mai esistito. Due sole le condizioni poste dallo straniero: mai disturbare lui e i suoi amici durante il giorno e rispettare le eventuali deviazioni di rotta richieste. Il Fevre Dream nuovo gioiello del fiume, inizia così il suo viaggio, ma il Capitano diventa ogni giorno più sospettoso e decide di andare in fondo al mistero che avvolge il suo socio e…

Recensione: Parto direttamente con il dire che di George R. R. Martin ho letto solo questo libro. So che il libro è del 1982 e che Martin nel frattempo ha raffinato la sua tecnica narrativa. Aggiungo subito che ho adorato Il battello del delirio.

Ecco, dopo aver messo in chiaro queste cose, posso passare a fare la mia recensione. Ho deciso di strutturarla in modo un po’ diverso dal solito, questa volta. Vi dirò quello che mi ha colpita di più e quello che mi ha delusa di più. Poi passerò alla parte tecnica, ossia stile, personaggi, trama.

Trovo che Martin sia un ottimo scrittore, lo dimostra perfettamente in questo suo romanzo. L’ho capito appena ha iniziato a raccontare dei battelli a vapore, dei fiumi, delle città a cui approdavano i protagonisti e l’ho capito perché mai mi sarei potuta immaginare di appassionarmi a queste cose semplicemente leggendole in un libro. Non sono un’amante di descrizioni che durano pagine e pagine, ma credetemi, queste non vi annoieranno mai. Martin ha il potere e la capacità di trasportare il lettore in quei luoghi, farglieli vivere, non solo attraverso la vista, ma anche gli odori, le azioni dei personaggi e tutto il resto. L’autore è riuscito perfino a farmi desiderare di vincere la corsa contro il Southerner e a voler sfidare l’Eclipse.  Dieci e lode!

Quello che invece mi ha colpita di meno è stata la parte di trama riguardante i vampiri. I vampiri di Martin si rifanno al mito classico, cosa che io apprezzo molto in un romanzo, e quindi ho letto molto volentieri anche questa parte. Diciamo però che l’autore non riesce a darmi niente di nuovo. Pur essendo stato scritto nel 1982 (o almeno pubblicato in quell’anno) e quindi essendo io consapevole che allora non c’erano in giro tutti i romanzi sui vampiri come ce ne sono al giorno d’oggi, devo ammettere che mi ero aspettata qualcosa di più entusiasmante, di più originale. L’unico tratto nuovo inserito da Martin è che i vampiri non sono creature soprannaturali, ma fanno parte di una specie che si è evoluta accanto alla nostra. Tutta la parte scientifica a riguardo, però, è stata trattata con troppo leggerezza, secondo me. È chiaro cosa ci vuole dire Martin, e l’ho apprezzata molto come idea, ma avrei preferito qualche approfondimento in più su questo punto. Inoltre spesso Martin tende a mischiare la scienza con la magia, creando una sorta di confine flessibile fra l’una e l’altra. Ci è riuscito bene, devo dire, senza sbilanciarsi troppo da un lato o dall’altro, ma ovviamente ci si chiede dunque cosa siano e quali poteri abbiano per lui i suoi vampiri. In alcuni casi, Martin sembra quasi ostentare la sua documentazione riguardo questo grande mito e gli studi che gli sono stati dedicati.

Lo stile di Martin è accurato, le descrizioni sono perfette, lunghe sì, ma mai noiose perché l’autore riesce a catturare i piccoli dettagli della vita quotidiana delle persone di allora, oppure quelli più interessanti dei battelli a vapore, dei fiumi, delle città. Tutti i suoi personaggi sono rappresentati in maniera impeccabile, ognuno con i suoi pregi e difetti, tutti perfetti nelle loro imperfezioni. Quello che ho amato di più fra gli essere umani è stato Abner Marsh, fra i vampiri Damon Julian. York purtroppo mi ha delusa, avevo grandi aspettative nei suoi confronti e purtroppo non si sono avverate, ma non è colpa sua, è colpa di Martin che ha deciso di presentarcelo forte, intraprendente, coraggioso all’inizio, e di rivelarci, pian pianino, che in realtà non ha midollo, è un debole. Un sognatore che non lotta come dovrebbe. Ma questo ovviamente non può essere considerato un punto a sfavore del romanzo, al contrario, la personalità di York è resa molto bene.

Ci sarebbero tante altre cose che vorrei dire, ma finirei per scrivere pagine e pagine di recensione. Credo però di aver già dimostrato che questo romanzo mi ha presa, mi ha conquistata. E sebbene riconosca le sue pecche, non posso fare altro che pensare che in confronto ai pregi, siano meno importanti. Da qui il mio suggerimento: leggetelo! Non può mancare nella vostra libreria!

Red

Anteprima #8

21 Ago

IN LETTURA

Il battello del delirio, di George R. R. Martin

Trama: Fiume Mississippi, 1857: una serie di incidenti e la morsa del rigidissimo inverno hanno distrutto la flotta commerciale del burbero Capitano Abner Marsh. Senza assicurazione il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato, ma Joshua York, un facoltoso forestiero, è disposto a rilevare la metà delle quote della compagnia e a fornire il capitale per costruire il battello più lussuoso mai esistito. Due sole le condizioni poste dallo straniero: mai disturbare lui e i suoi amici durante il giorno e rispettare le eventuali deviazioni di rotta richieste. Il Fevre Dream nuovo gioiello del fiume, inizia così il suo viaggio, ma il Capitano diventa ogni giorno più sospettoso e decide di andare in fondo al mistero che avvolge il suo socio e…

Cosa ne penso per ora: È un romanzo scritto bene, Martin ha uno stile quasi impeccabile e le descrizioni dei battelli, delle città e del resto, seppure lunghe e dettagliate, non risultano mai noiose. Per ora ho un’ottima opinione del romanzo.

DA RECENSIRE

Stregati, di M. D. Grimm

Trama: L’accalappiacani Derek Williams vorrebbe chiedere a Brian O’Donogue di uscire da quando il veterinario ha cominciato a lavorare nello stesso Pronto Soccorso Veterinario due anni fa. Dunque perché non ha ancora fatto la prima mossa? È una faccenda complicata… ma ha qualcosa a che vedere con il fatto che a Derek ogni tanto piace correre a quattro zampe invece che su due gambe.

In via di guarigione da una relazione brutale e anche lui in segreto possesso di abilità soprannaturali, Brian coglie l’occasione e acconsente a uscire con Derek. La relazione che ne risulta è migliore di quanto entrambi sperassero – fino a quando un mutaforma rinnegato aggredisce Brian mentre questi è intento a portare a passeggio i suoi cani. L’aggressione improvvisa costringe Derek a fronteggiare i propri sentimenti, ma il pericolo non è terminato. Il rinnegato è là fuori e sta dando loro la caccia.

Lo voglio recensire perché: è un libro che volevo leggere da molto tempo, che ha come protagonista un mutaforma (licantropo) e da cui mi aspettavo molto. Mi ha un po’ delusa, però, e nella recensione voglio dire il perché.

DA LEGGERE

Wolf, di Laura Locatelli

Trama:  L’uomo aspettava. Aspettava e lucidava la canna di un fucile.
Perché ci sono lupi molto più pericolosi di quelli veri.

Lo voglio leggere perché: So che la trama riportata dal sito è brevissima, ma io la trovo intrigante. D’altra parte si tratta di un racconto e non di un romanzo, immagino che una trama più lunga avrebbe spoilerato troppo.

Red

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