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Il donatore, La rivincita, Il messaggero, Il figlio – Lois Lowry

30 Set

the giver il donatore lois lowryTitolo: The Giver – Il donatore, La rivincita – Gathering blue, Il messaggero, Il figlio

Autore: Lois Lowry

Editore: Giunti Y

Prezzo: 9,90 € l’uno a parte Il messaggero (14,50 €)

Recensione: In via del tutto eccezionale, ho deciso di non usare le stelline per la recensione di questa saga, per due motivi: in primis, la valutazione di una serie non può a parer mio limitarsi a una semplice media matematica, perché non tutti i voti hanno lo stesso peso. Vi faccio un esempio teorico: supponiamo che i primi due libri di una serie siano splendidi e che l’ultimo sia pessimo, in quel caso una conclusione tremenda potrebbe abbassare ulteriormente il voto, rispetto alla media delle singole valutazioni.

In questo caso, però, non sarei in grado neppure di dare un voto ai singoli libri, eccezion fatta per il primo. Mai prima d’ora sono stata così confusa sul voto da dare.

Il primo volume, Il donatore, è semplicemente splendido. Il protagonista, ragazzino di dodici anni, vive in una società distopica che ho trovato piuttosto originale e ben costruita, anche se non approfondita. Il romanzo ha una profondità difficile da trovare, è uno di quei testi che insegnano qualcosa in maniera non forzata, perché il valore degli insegnamenti è abbinato a una storia avvincente. Il donatore è l’unico che non mi lascia dubbi sul voto: cinque stelline. Splendido.

La rivincita è invece quello su cui ho avuto più dubbi: la storia è piacevole e ha delle trovate originali, come quella dei nomi, ma dall’inizio alla fine ci si chiede “Ok, ma che c’entra questo libro con il precedente?”. Inoltre si cominciano a notare due difetti ricorrenti dell’autrice: il moralismo che intride le pagine e la tendenza a indugiare su parti di poco conto per poi essere più sbrigativa in punti che avrebbero richiesto maggiori approfondimenti. La rivincita è quindi un libro carino, ma non molto di più, sinceramente. Se fosse stato un romanzo a sé stante, il voto sarebbe stato piuttosto alto. Il problema è che è il secondo volume di una serie, e con il precedente c’entra poco e niente.

Senza rivelarvi troppo ne Il messaggero si ritrovano alcune vecchie conoscenze, lo stacco è quindi meno netto rispetto a quello tra il primo e il secondo volume. Rispetto a La rivincita ho trovato la storia molto più intrigante, anche perché mi sono sentita meno disorientata. Di negativo, senza alcun dubbio, c’è un moralismo ancora più marcato che mi ha lasciata estremamente perplessa in alcuni punti.

Ne Il figlio si ritorna – alleluia! – alla società del primo romanzo. Il libro è infatti diviso in tre parti nette. La prima parte mi è quindi piaciuta in particolar modo per via del ritorno alla distopia. La seconda è piena di difetti, invece. Tanto per cominciare, è tanto tanto lenta. Insomma, per non so quante pagine non succede niente di rilevante. Poi per fortuna alla fine si riprende un po’.

Quanto alla terza parte… Mah, non saprei. L’ho trovata molto sbrigativa, soprattutto nel finale. Però non è neanche pessima.

Preciso una cosa: per me, questa saga non è per bambini, né per ragazzini. Vengono trattate e accennate una serie di tematiche a parer mio più adatte agli adulti. Ne Il figlio, in particolare, si fa riferimento addirittura (e in una singola frase) a pedofilia, violenza sessuale e violenza domestica. Non dico che un bambino non possa capire determinate cose, credo però che dovendo identificare un target ideale della saga, la consiglierei agli adulti.

Ma veniamo al difetto che mi ha fatto storcere il naso dal secondo al quarto libro, lo metto pure in grassetto per evidenziare il concetto: non doveva essere una saga distopica?
Il donatore è un romanzo decisamente distopico e gli elementi fantasy sono estremamente ridotti. Dal secondo in poi la distopia scompare e prevale il fantasy. A me sta anche bene leggere una saga fantasy, adoro il genere, ma mi aspettavo una saga distopica! Invece, nel secondo, terzo e quarto (soprattutto nel quarto) la parte fantasy è marcatissima e quella distopica inesistente. Ho trovato molto approssimativo anche il world building, ci sono una serie di mini-società più adatte a un fantasy che a un distopico (come invece era quella de Il donatore), ognuno ignora l’esistenza degli altri nonostante siano sufficienti un po’ di ore a piedi.

Insomma, la saga mi è piaciuta sotto alcuni aspetti, mi ha delusa molto sotto altri. È uno di quei rarissimi casi in cui mi pento di non aver letto qualche recensione prima dei romanzi, in questo modo avrei saputo di dovermi aspettare un tale sbalzo in fatto di generi.

In definitiva: la consiglio? Mah, alla fine sì, però secondo me è importante sapere che la distopia poi scompare per lasciare il posto al fantasy. Resta una saga carina con un primo volume splendido (potete anche limitarvi a leggere solo quello vedendolo come autoconclusivo), si legge molto in fretta.

Lake

Delirium – Lauren Oliver

17 Lug

delirium lauren oliver

Titolo: Delirium

Autore: Lauren Oliver

Editore: Piemme Freeway

Prezzo: 9,90 € (cartaceo), 6,99 € (ebook)

Voto:

Trama: Nel futuro in cui vive Lena, l’amore è una malattia, causa presunta di guerre, follia e ribellione. È per questo che gli scienziati sottopongono tutti coloro che compiono diciotto anni a un’operazione che li priva della possibilità di innamorarsi. Lena non vede l’ora di essere “curata”, smettendo così di temere di ammalarsi e cominciare la vita serena che è stata decisa per lei. Ma mancano novantacinque giorni all’operazione e, mentre viene sottoposta a tutti gli esami necessari, a Lena capita l’impensabile. Si infetta: si innamora di Alex. E questo sentimento è come ritornare a vivere, in una società di automi che non conosce passione, ma nemmeno affetto e comprensione, Lena scoprirà l’importanza di scegliere chi si vuole diventare e con chi si vuole passare il resto della propria vita… (Dalla quarta di copertina)

Recensione: Come già detto nell’anteprima #1 non avevo particolari aspettative nei confronti di questo romanzo, l’idea mi sembrava un po’ vecchiotta, visto che ci sono molti distopici in cui l’amore è vietato; qui è visto come una malattia, sì, ma non la trovavo una differenza tale da spingermi a pensare che allora fosse una trovata originale.

Ma veniamo alla recensione.

Lena è una buona voce narrante, la sua personalità traspare anche attraverso la narrazione, sebbene a volte non sia ben chiaro a chi si rivolga, se a se stessa o a qualcuno di esterno alle vicende. L’errore che ho trovato con più frequenza è quello che ho trovato praticamente in tutti – tutti! – i distopici per young adults che ho letto, ovvero la scelta di inserire informazioni in maniera piuttosto forzata, insomma ciò che viene comunemente chiamato infodump. La scelta di interrompere la narrazione per dare informazioni utili al lettore può essere giustificata (ma comunque fastidiosa) nel caso di un narratore onnisciente. Tuttavia, nel caso di una narrazione in prima persona, è ancora più preferibile evitare, visto che è forzato che un personaggio dal nulla si metta a pensare a questioni per lui ovvie.

Chiudo quindi questa breve parentesi, anche perché in realtà non è assolutamente ciò che più mi ha fatto storcere il naso. Concludo dicendo che lo stile, a parte per queste due caratteristiche, è molto buono. È ricco senza essere esagerato, descrittivo al punto giusto e a parte quei due difetti non ho riscontrato altri problemi.

Torniamo a Lena. Di buono c’è appunto che i personaggi sono abbastanza realistici e caratterizzati, ma… La falla più grossa nella trama, ciò che da solo mi ha fatto togliere più di mezza stellina, è stata decisamente la reazione della protagonista all’innamoramento.

Lena è cresciuta in una società in cui si crede che l’amore – o Delirium che dir si voglia – porti alla morte. Non solo, sua madre è stata uccisa dal delirium, per quello che ne sa lei. Eppure si innamora di Alex e accetta la cosa troppo, troppo, troppo in fretta. Se ci fosse stato più conflitto, se Lena avesse avuto difficoltà ad accettare la cosa, se si fosse disperata temendo di morire (e non ditemi che l’ha fatto, perché quel poco non era affatto credibile e sufficiente, secondo me), la storia ne avrebbe soltanto giovato. Sarebbe diventata una storia d’amore tormentata sotto più aspetti, visto che oltre a nascondersi dalla società Lena avrebbe dovuto accettare la cosa. E qui non si parla di ciò che avrei voluto io, o almeno non solo: si parla di ciò che sarebbe stato più credibile. E secondo me non è credibile che una ragazzina a cui per tutta la vita è stata inculcata l’idea che di Delirium si muoia accetti la cosa con tanta facilità.
Insomma, l’amore come malattia non solo non è originalissimo (in The Giver di Lois Lowry c’è una situazione estremamente simile), ma non è neanche sfruttato nel migliore dei modi. Mi stupisco perché curiosando qua e là (Amazon, Goodreads e recensioni varie) sembra che sia l’unica a pensare che tutto accada troppo in fretta, con pochi dubbi da parte di Lena. Me ne stupisco, francamente, perché per me è stato un difetto enorme e impossibile da ignorare.

Venendo alla nota più positiva – anzi, al tocco di genio – del romanzo, ho trovato fenomenale l’idea di inserire all’inizio di ogni capitolo citazioni di testi immaginari o meno che si trovano nel mondo di Lena. Geniale, davvero. In questo modo conosciamo meglio la realtà del romanzo.

In conclusione, Delirium era tutto sommato un po’ meglio di come lo immaginavo, ma non mi ha entusiasmata e l’ho trovato tutt’altro che perfetto. Di buono ci sono lo stile dell’autrice e un buon world-building, di negativo un’idea non sfruttata al meglio, sopra ogni cosa.

Presto leggerò Chaos (ma non potevano chiamarlo Pandemonium come la versione originale?) perché il finale lascia davvero con il fiato sospeso e comunque voglio sapere come procederà la storia, sperando che migliori.

Lake

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