Tag Archives: vampiri

Anteprima #10

16 Ott

IN LETTURA

Un cavallo nell’ombra, di Kate Sherwood

Trama: Dan pensa all’idea di continuare semplicemente a guidare, lasciando tutti i casini alle spalle. Ha abbastanza denaro per farlo. Si potrebbe organizzare, fare arrivare il suo cavallo e le sue cose dove deciderà di fermarsi. D’altra parte, andarsene è quello che ha sempre fatto, ogni volta che le cose sono diventate troppo difficili – e, davvero, è sempre andata bene così.

Dan Wheeler pensava di aver trovato un equilibrio e un amore che sarebbero durati in eterno con Justin Archer, suo partner nella vita e nel lavoro. Ma quando Dan, continuando a lavorare alle dipendenze dei genitori di Justin come addestratore di cavalli, si trova tragicamente di nuovo da solo, deve riuscire ad accettare che la sua vita perfetta è irrimediabilmente scomparsa.

È qui che entrano in scena il miliardario Evan Kaminski, arrivato alla scuderia con l’intenzione di comprare un cavallo alla sorella minore, e l’amante di Evan, Jeff Stevens, che sembra capire non solo in che cosa consista il lavoro di Dan, ma molto di più. Mentre lotta per cercare di affrontare tutti gli sconvolgimenti nella sua vita, Dan si ritrova, suo malgrado, attratto sia dall’intensa ma imprevedibile passionalità di Evan, sia dalla quieta saggezza di Jeff. Riuscirà Dan ad essere forte abbastanza da rischiare di dare una possibilità a questo nuovo amore, o deciderà invece che per lui sia meglio – più sicuro – rimanere da solo?

Cosa ne penso per ora: Il romanzo inizia e promette molto bene. L’intera prima parte, più o meno fino a metà libro, è molto commovente, non poche volte mi sono ritrovata quasi a piangere. La seconda parte per ora è interessante. Molti refusi, però, per quanto riguarda l’editing.

DA RECENSIRE 

I Cacciatori di vampiri. La saga completa dei Gardella, di Colleen Gleason (Vol. 1- 5)

Trama: 

Da generazioni i Gardella sono cacciatori di vampiri: al compimento della maggiore età i discendenti sono chiamati ad accettare il destino della famiglia. Questa volta la prescelta è Victoria. Mentre la sua vita scorre tra sontuose sale da ballo e vicoli solitari illuminati dalla luna, il suo cuore è diviso tra il più ambito scapolo di Londra, il marchese di Rockley, e il suo enigmatico alleato, Sebastian Vioget. Ma quando si ritroverà faccia a faccia con il più potente vampiro mai esistito, Victoria dovrà compiere la scelta estrema tra amore e dovere…
È solo la prima delle tante sfide che attendono la coraggiosa cacciatrice di vampiri, in una straordinaria, eccitante serie che ha appassionato milioni di lettori. Cacciatori di vampiri, La condanna del vampiro, La rivolta dei vampiri, Il crepuscolo dei vampiri e Il bacio del vampiro: in un unico volume tutte le avventure della saga dei Gardella, un’avvincente storia di sangue, amore e morte, tra gli splendori e le ombre dell’Europa di inizio Ottocento.

Lo voglio recensire perché: mi era stato consigliato un sacco di volte e avevo sempre rimandato la lettura. Alla fine, la settimana scorsa, avevo voglia di una storia con vampiri, e l’ho preso. Ho divorato i cinque volumi in poco tempo.

DA LEGGERE

Una seconda opportunità, di Tisifone Samyliak

Trama: Erano passati due giorni da quando Andrea era sparito, due giorni senza un messaggio, una telefonata, un biglietto. Nulla di nulla. Quando anche il suo cellulare aveva smesso di dare segni di vita, Caterina si era arresa all’evidenza e la preoccupazione era diventata delusione e poi rabbia, una rabbia incontenibile che aveva rivolto verso se stessa. «È colpa tua, tua, solo tua,» aveva urlato al proprio riflesso, dopo essersi strappata di dosso gli abiti informi che coprivano il suo corpo imperfetto. «È inutile che sprechi tempo a spulciare nei negozi alla ricerca di qualcosa che esalti i tuoi patetici pregi perché tanto arriva il momento in cui nulla ti copre se non il vostro amore. E questo, a lui, non basta più.» (Dal sito dell’editore)

Lo voglio leggere perché: la trama mi ha incuriosita ed è il primo racconto pubblicato nella collana Spicy di Triskell Edizioni. Sono curiosa.

I vampiri di “Io sono leggenda” vs. quelli de “Il battello del delirio”

18 Set

In questo articolo cercherò di mettere a confronto le spiegazioni scientifiche sulla natura dei vampiri che Matheson e Martin ci raccontano nei rispettivi romanzi.

Partiamo da Matheson e dal suo Io sono leggenda, libro che come potrete leggere nella mia recensione, ho consigliato vivamente e a cui ho dato ben quattro stelline e mezza. Le stelline Matheson se le è meritate per la trama originialissima e per l’avvicendarsi degli episodi d’azione ai momenti in cui Neville si ferma a riflettere, a studiare, a cercare di dare un senso alla propria esistenza, visto che di vita non si può parlare. Ma veniamo alla spiegazione delle origini dei vampiri nel suo romanzo. Da dove vengono? Come hanno iniziato a esistere? Matheson riconduce tutto a un’epidemia. Al giorno d’oggi forse non sembrerà un’idea originale, ma nel 1954 era qualcosa di nuovo in questo genere di letteratura.

Matheson ci fa investigare le origini dell’epidemia attraverso gli studi di Neville. Sfogliamo le pagine, leggiamo i pezzi più interessanti, studiamo con lui. E pian piano scopriamo da cosa deriva quest’epidemia. La colpa è di un batterio che si propaga attraverso delle spore trascinate in tutto il mondo dalle tempeste di sabbia che di tanto in tanto lo invadono. Il batterio vive in simbiosi con l’essere umano e ha bisogno di sangue per continuare a vivere. Prima o poi il corpo del suo ospite muore e il batterio continua a vivere ed eccoci spiegata l’esistenza dei vampiri non-morti, o meglio vampiri morti, come vengono definiti nel romanzo. Matheson arriva a spiegarci anche perché l’uso del paletto uccide i vampiri. Attraveso la perforazione del cuore, i batteri vengono a contatto con l’aria e da simbionti anaerobici si trasformano in parassiti aerobici, consumano rapidamente il corpo dell’ospite e fanno sì che di esso non resti che polvere.

Ma non tutti i vampiri sono morti. Ci sono i vampiri vivi. Vampiri che ancora non sono stati consumati dal batterio. E Matheson ci spiega come questi siano riusciti a loro volta a fare ricerche fino a trovare la combinazione giusta di sostanze che, ingerite in forma di pillole, riescono a tenere a bada l’evolversi della malattia.

Matheson non dimentica niente, ci spiega come l’aglio, la croce e gli specchi abbiano successo contro i vampiri, riconducendo tutto a una sorta di isteria dovuta alle leggende che gli umani si erano tramandati sul mito del vampiro.

Neville è uno dei pochi, e alla fine l’unico rimasto sulla terra, a essere immune a questa epidemia, per un motivo a lui stesso sconosciuto. E alla fine sarà lui la leggenda che i nuovi abitanti della terra temono per via della crudeltà con cui lui stesso ha ucciso i vampiri.

Ma passiamo al romanzo di George R. R. Martin, Il battello del delirio, pubblicato nel 1982. Potete leggere la mia recensione qui. Anche Martin cerca di dare una spiegazione scientifica all’esistenza dei vampiri. Non si tratta di un’epidemia, ma di un fatto del tutto naturale ed evoluzionistico. I vampiri altro non sono che una specie sempre esistita, che si è evoluta accanto alla nostra, ma che si è mantenuta al buio, soprattutto dopo essere stata sopraffatta in numero dagli umani che, capaci di riprodursi molto più facilmente dei vampiri, hanno preso il sopravvento sul pianeta. I vampiri di Martin non amano essere chiamati così, non hanno un nome se non Popolo della Notte, mentre gli umani sono definiti da loro come “bestiame”.  Joshua York, vampiro di nascita, non vuole continuare a bere sangue dagli umani, vuole poter convivere con loro. Per questo inizia a studiare le differenze fra il sangue e i corpi degli umani e dei vampiri. Si chiede perché quelli come lui debbano per forza bere sangue umano per restare in vita e da cosa derivi la loro Sete. Di questi studi il lettore vede poco, alcuni accenni a sostanze che mancano nel sangue dei vampiri e che possono essere assorbite ingerendo quello umano. Quali queste siano non si capisce bene, alcune vengono accennate, altre nemmeno nominate. York continua a sperimentare nuove combinazioni fino a trovare quella giusta. È così che lui riesce a tenere a bada la Sete.  Ed è così che inizia il suo viaggio per “convertire” tutti gli altri della sua specie. Ma non tutti vogliono essere convertiti, come per esempio Damon Julian.

La spiegazione scientifica non è molto ben descritta né spiegata. Ci si accontenta di quello che l’autore ci dice, ma devo ammettere che non mi ha soddisfatta pienamente. In più Martin fa una cosa che confonde il lettore. Mescola la scienza con la magia. Parla di vampiro dominante, in grado di soggiogare gli altri vampiri e perfino gli umani. Ci ritroviamo a pensare a un rapporto di un maschio alfa e i suoi sottomessi. Ma ci sono troppi poteri nei vampiri che ricordano il mito delle leggende, e il modo in cui gli altri si sottomettono ricorda quest’ultimo e non quello naturale di sottomissione all’alfa del branco. Allo stesso tempo, Martin ci regala un monologo lunghissimo di York che racconta tutta la sua storia, tutte le sue letture sul mito dei vampiri e che alla fine altro non fa che dimostrare, in modo anche piuttosto sfacciato, che Martin ha studiato prima di scrivere il suo romanzo. Non dico che sia una cosa sbagliata, ma quando il lettore si accorge di questa ostentazione, vuol dire che forse l’autore ha un po’ esagerato. Tutto ciò che sappiamo sui vampiri di Martin ci viene raccontato durante questo monologo. Il lettore si siede e legge la storia di York, senza sentirsi mai coinvolto in qualche modo.

Le quattro stelline e mezza che ho dato al romanzo di Martin sono state assegnate soprattutto per la sua bravura nelle descrizioni, per la trama che comunque prende molto e perché Il battello del delirio è davvero scritto bene. Non per la sua originalità, né per le sue ricerche sui vampiri.

In conclusione entrambi i romanzi hanno ricevuto lo stesso voto. Io sono leggenda per la sua originalità, per le sue spiegazioni scientifiche accurate e per le novità apportate al mondo dei vampiri. Il battello del delirio per la bravura dell’autore nel raccontare una storia avvincente, intrigante, per le descrizioni dei paesaggi e dei battelli che non annoiano mai, ma non per l’accuratezza delle spiegazioni scientifiche.

Due autori a confronto, due spiegazioni scientifiche a confronto, due romanzi che meritano di essere letti.

Red

Il battello del delirio – George R. R. Martin

6 Set

Titolo: Il battello del delirio

Autore: George R. R. Martin

Editore: Gargoyle

Prezzo: 9,90 € (Gargoyle Pocket)

Voto: 

Trama: Fiume Mississippi, 1857: una serie di incidenti e la morsa del rigidissimo inverno hanno distrutto la flotta commerciale del burbero Capitano Abner Marsh. Senza assicurazione il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato, ma Joshua York, un facoltoso forestiero, è disposto a rilevare la metà delle quote della compagnia e a fornire il capitale per costruire il battello più lussuoso mai esistito. Due sole le condizioni poste dallo straniero: mai disturbare lui e i suoi amici durante il giorno e rispettare le eventuali deviazioni di rotta richieste. Il Fevre Dream nuovo gioiello del fiume, inizia così il suo viaggio, ma il Capitano diventa ogni giorno più sospettoso e decide di andare in fondo al mistero che avvolge il suo socio e…

Recensione: Parto direttamente con il dire che di George R. R. Martin ho letto solo questo libro. So che il libro è del 1982 e che Martin nel frattempo ha raffinato la sua tecnica narrativa. Aggiungo subito che ho adorato Il battello del delirio.

Ecco, dopo aver messo in chiaro queste cose, posso passare a fare la mia recensione. Ho deciso di strutturarla in modo un po’ diverso dal solito, questa volta. Vi dirò quello che mi ha colpita di più e quello che mi ha delusa di più. Poi passerò alla parte tecnica, ossia stile, personaggi, trama.

Trovo che Martin sia un ottimo scrittore, lo dimostra perfettamente in questo suo romanzo. L’ho capito appena ha iniziato a raccontare dei battelli a vapore, dei fiumi, delle città a cui approdavano i protagonisti e l’ho capito perché mai mi sarei potuta immaginare di appassionarmi a queste cose semplicemente leggendole in un libro. Non sono un’amante di descrizioni che durano pagine e pagine, ma credetemi, queste non vi annoieranno mai. Martin ha il potere e la capacità di trasportare il lettore in quei luoghi, farglieli vivere, non solo attraverso la vista, ma anche gli odori, le azioni dei personaggi e tutto il resto. L’autore è riuscito perfino a farmi desiderare di vincere la corsa contro il Southerner e a voler sfidare l’Eclipse.  Dieci e lode!

Quello che invece mi ha colpita di meno è stata la parte di trama riguardante i vampiri. I vampiri di Martin si rifanno al mito classico, cosa che io apprezzo molto in un romanzo, e quindi ho letto molto volentieri anche questa parte. Diciamo però che l’autore non riesce a darmi niente di nuovo. Pur essendo stato scritto nel 1982 (o almeno pubblicato in quell’anno) e quindi essendo io consapevole che allora non c’erano in giro tutti i romanzi sui vampiri come ce ne sono al giorno d’oggi, devo ammettere che mi ero aspettata qualcosa di più entusiasmante, di più originale. L’unico tratto nuovo inserito da Martin è che i vampiri non sono creature soprannaturali, ma fanno parte di una specie che si è evoluta accanto alla nostra. Tutta la parte scientifica a riguardo, però, è stata trattata con troppo leggerezza, secondo me. È chiaro cosa ci vuole dire Martin, e l’ho apprezzata molto come idea, ma avrei preferito qualche approfondimento in più su questo punto. Inoltre spesso Martin tende a mischiare la scienza con la magia, creando una sorta di confine flessibile fra l’una e l’altra. Ci è riuscito bene, devo dire, senza sbilanciarsi troppo da un lato o dall’altro, ma ovviamente ci si chiede dunque cosa siano e quali poteri abbiano per lui i suoi vampiri. In alcuni casi, Martin sembra quasi ostentare la sua documentazione riguardo questo grande mito e gli studi che gli sono stati dedicati.

Lo stile di Martin è accurato, le descrizioni sono perfette, lunghe sì, ma mai noiose perché l’autore riesce a catturare i piccoli dettagli della vita quotidiana delle persone di allora, oppure quelli più interessanti dei battelli a vapore, dei fiumi, delle città. Tutti i suoi personaggi sono rappresentati in maniera impeccabile, ognuno con i suoi pregi e difetti, tutti perfetti nelle loro imperfezioni. Quello che ho amato di più fra gli essere umani è stato Abner Marsh, fra i vampiri Damon Julian. York purtroppo mi ha delusa, avevo grandi aspettative nei suoi confronti e purtroppo non si sono avverate, ma non è colpa sua, è colpa di Martin che ha deciso di presentarcelo forte, intraprendente, coraggioso all’inizio, e di rivelarci, pian pianino, che in realtà non ha midollo, è un debole. Un sognatore che non lotta come dovrebbe. Ma questo ovviamente non può essere considerato un punto a sfavore del romanzo, al contrario, la personalità di York è resa molto bene.

Ci sarebbero tante altre cose che vorrei dire, ma finirei per scrivere pagine e pagine di recensione. Credo però di aver già dimostrato che questo romanzo mi ha presa, mi ha conquistata. E sebbene riconosca le sue pecche, non posso fare altro che pensare che in confronto ai pregi, siano meno importanti. Da qui il mio suggerimento: leggetelo! Non può mancare nella vostra libreria!

Red

Anteprima #8

21 Ago

IN LETTURA

Il battello del delirio, di George R. R. Martin

Trama: Fiume Mississippi, 1857: una serie di incidenti e la morsa del rigidissimo inverno hanno distrutto la flotta commerciale del burbero Capitano Abner Marsh. Senza assicurazione il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato, ma Joshua York, un facoltoso forestiero, è disposto a rilevare la metà delle quote della compagnia e a fornire il capitale per costruire il battello più lussuoso mai esistito. Due sole le condizioni poste dallo straniero: mai disturbare lui e i suoi amici durante il giorno e rispettare le eventuali deviazioni di rotta richieste. Il Fevre Dream nuovo gioiello del fiume, inizia così il suo viaggio, ma il Capitano diventa ogni giorno più sospettoso e decide di andare in fondo al mistero che avvolge il suo socio e…

Cosa ne penso per ora: È un romanzo scritto bene, Martin ha uno stile quasi impeccabile e le descrizioni dei battelli, delle città e del resto, seppure lunghe e dettagliate, non risultano mai noiose. Per ora ho un’ottima opinione del romanzo.

DA RECENSIRE

Stregati, di M. D. Grimm

Trama: L’accalappiacani Derek Williams vorrebbe chiedere a Brian O’Donogue di uscire da quando il veterinario ha cominciato a lavorare nello stesso Pronto Soccorso Veterinario due anni fa. Dunque perché non ha ancora fatto la prima mossa? È una faccenda complicata… ma ha qualcosa a che vedere con il fatto che a Derek ogni tanto piace correre a quattro zampe invece che su due gambe.

In via di guarigione da una relazione brutale e anche lui in segreto possesso di abilità soprannaturali, Brian coglie l’occasione e acconsente a uscire con Derek. La relazione che ne risulta è migliore di quanto entrambi sperassero – fino a quando un mutaforma rinnegato aggredisce Brian mentre questi è intento a portare a passeggio i suoi cani. L’aggressione improvvisa costringe Derek a fronteggiare i propri sentimenti, ma il pericolo non è terminato. Il rinnegato è là fuori e sta dando loro la caccia.

Lo voglio recensire perché: è un libro che volevo leggere da molto tempo, che ha come protagonista un mutaforma (licantropo) e da cui mi aspettavo molto. Mi ha un po’ delusa, però, e nella recensione voglio dire il perché.

DA LEGGERE

Wolf, di Laura Locatelli

Trama:  L’uomo aspettava. Aspettava e lucidava la canna di un fucile.
Perché ci sono lupi molto più pericolosi di quelli veri.

Lo voglio leggere perché: So che la trama riportata dal sito è brevissima, ma io la trovo intrigante. D’altra parte si tratta di un racconto e non di un romanzo, immagino che una trama più lunga avrebbe spoilerato troppo.

Red

Razzismo letterario

19 Lug

Salve a tutti, quest’oggi vorremmo parlarvi di un problema che a parer nostro rovina l’ambiente letterario: il razzismo letterario.

Può sembrare un termine troppo forte, ma crediamo che il significato sia comunque adeguato a ciò che questo fenomeno è: credo che chiunque, almeno una volta, abbia assistito a un comportamento del genere. Il razzista letterario è colui che giudica un libro senza averlo letto, basandosi prevalentemente su due fattori: genere e target. In determinati casi possono aggiungersi all’elenco anche la copertina o altri fattori, ma sono principalmente i due citati in precedenza a scatenare tale comportamento.

Il razzista letterario si sente in diritto di giudicare scadente un testo senza averlo letto. Di solito, vengono criticati i testi che vanno di moda: vanno di moda le distopie YA? Tutte le distopie YA fanno schifo. È il momento dell’erotico? Bleah, erotico, roba di bassa qualità. Arrivano in Italia i testi new adult? Schifo, schifo, ancora schifo. Poi ci sono anche i generi che non passano mai di moda, come il fantasy (prevalentemente l’urban, se poi ci sono vampiri e licantropi non ne parliamo) e il romance.

Il razzista letterario crede che i romance siano tutti uguali, che i paranormal non siano altro che una scopiazzatura di Twilight, così come le distopie sono viste identiche a Hunger Games, anche quando non c’entrano niente. Il razzista letterario in genere non ha mai letto più di uno o due libri appartenenti al genere che tanto critica. E anche se ne avesse letti dieci, cento o mille (a quel punto sorgerebbe spontanea la domanda: che li legge a fare?), sarebbe comunque sbagliato reputare scadente un testo senza averlo letto.

Crediamo che sia opportuno ribadire un presupposto importantissimo: ognuno può leggere quello che vuole. C’è chi legge solo romance, per esempio: se gli piace, buon per lui, non sarebbe il nostro caso, ma perché dovremmo giudicare chi ama intrattenersi solo con quella lettura? È normale che non si apprezzi ogni genere letterario esistente. È lecito. Quando un genere piace molto, si riesce a leggere volentieri anche testi non eccellenti, fanno comunque passare del tempo piacevole. Capiamo perfettamente che per altri non vada così. Non capiamo, però, perché non ci si possa limitare a rispettare i gusti altrui. Dire “il tale genere non mi piace” va bene, dire “questo genere fa schifo” è offensivo. Soprattutto quando quel genere non si conosce e ci si basa solo su pregiudizi.

La lettura, secondo noi, deve essere un piacere. E ognuno dovrebbe poter esprimere la propria opinione su un libro senza essere giudicato lettore di bassa qualità, solo perché il genere che ama si porta dietro i pregiudizi di chi vuol passare per un illustre conoscitore di letteratura, non di narrativa.

La lettura deve essere un piacere.
La lettura allarga gli orizzonti. Ma questo il razzista letterario a quanto pare ancora non l’ha capito.

Lake e Red

Io sono leggenda – Richard Matheson

14 Lug

Titolo: Io sono leggenda

Autore: Richard Matheson

Editore: Fanucci Editore

Prezzo: 9,90 € (cartaceo)

Voto:

 Trama: Robert Neville torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, si siede in poltrona e legge un libro. Eppure la sua non è una vita normale. Soprattutto dopo il tramonto. Perché Neville è l’ultimo uomo sulla Terra. L’ultimo umano sopravvissuto, in un mondo completamente popolato da vampiri. Nella solitudine che lo circonda, Robert esegue la sua missione, studia il fenomeno e le superstizioni che lo circondano, cerca nuove strade per lo sterminio delle creature delle tenebre. Durante la notte se ne sta rintanato nella sua roccaforte, assediato dai morti viventi avidi del suo sangue. Ma con il sorgere del sole è lui a dominare un gioco crudele e di meccanica ferocia, scandito dalle luci e dalle ombre di un tempo sempre uguale a sé stesso e che impone la ripetizione di un rituale sanguinario.

In questo mondo Neville, con la sua unicità, si è già trasformato in leggenda. (Dalla scheda del libro, sul sito dell’editore)

Recensione: Come avevo accennato nell’Anteprima #2, avevo questo libro da un bel po’ di tempo e da altrettanto lo volevo leggere per soddisfare la mia curiosità su quanto sarebbe stato diverso il romanzo dal film, che avevo visto tempo prima. È vero che molte parti si assomigliano, soprattutto quelle in cui Neville vive da solo nella sua casa, esce di giorno per fare rifornimenti o si barrica in casa la notte aspettando che arrivi il mattino. Ma la prima cosa che ho notato è stata che… al Neville di Matheson non c’è il cane a far compagnia sin dall’inizio! La sua situazione è ancora più disperata di quella in cui vive il Neville del film, ed è una delle differenze che si vedono a primo impatto (ok, ho notato anche che il Neville del romanzo è biondo e ha la pelle chiara… ma sorvoliamo, visto che Will Smith non è niente male :P). Per questo ho provato subito la più totale empatia verso questo personaggio. Torniamo alla recensione però. Devo ammettere che come scrittura Matheson non mi ha sorpresa particolarmente. Ha uno stile piacevole, si legge volentieri e alcuni passaggi sono degni di nota, ma non ho trovato frasi o pagine che mi hanno lasciata a bocca aperta, sotto questo punto di vista. La storia invece è sorprendente. Nonostante abbia visto il film e alcune scene mi tornassero familiari, ce n’erano altrettante diverse. Il cane, per esempio, è una differenza importante secondo me, anche se potrebbe sembrare di poco conto. È struggente leggere come Neville faccia di tutto per far sì che l’animale si abitui a lui e altrettanto commovente quando il cane non ce la fa a sopravvivere all’epidemia. Interessante anche come Neville abbia tentato di istruirsi per riuscire a trovare una cura e come lo studio gli abbia dato un motivo in più per vivere.

In questo romanzo impariamo a conoscere la debolezza umana, così come la forza ricavata dall’avere ancora uno scopo nella vita, e infine la rassegnazione, quando Neville si rende conto che il mondo è cambiato e tutto ciò che resta di lui sarà leggenda.

Ciò che mi ha stupita maggiormente è stato il finale. Ormai avevo capito che sarebbe stato diverso dal film, ma leggere la fine di Neville come l’aveva immaginata Matheson dà tutt’altro significato al titolo del romanzo e all’intera storia. Allora quel “Io sono leggenda” assume una forma quasi palpabile e sorprende il lettore, che chiude il libro con un sospiro e la mente piena di immagini di quel nuovo mondo che si stava formando prima che l’autore mettesse la parola fine al libro.

Consigliato è dir poco. Leggetelo, non può mancare nella vostra libreria!

Red

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